sabato 21 novembre 2015

IO RESPONSABILE DI CUCADOR




Ho rimosso il post originario perché era piuttosto polemico e io non intendo portare in questo blog le faccende private. Insomma, voglio evitare il “conflitto di interessi”.

Gianni Bono, la persona oggetto della polemica, mi ha telefonato ammettendo di non aver calibrato bene il suo testo, all’interno di un libro con diversi contributi redazionali che presentava un mio vecchio lavoro. Ragione in più per eliminare la polemica. 

Mi rendo conto che, adesso, del post rimane ben poco. Va be', beccatevi quello che c’è. Se non altro, alla fine potete ancora leggervi il mio fumetto per intero. E neppure questa è una buona notizia, per voi. 

Il post originario iniziava più o meno così: 

… vi sembra plausibile che la mia sofisticata persona, già distintasi nella progettazione dell’impegnata agenda “Smemoranda”, possa avere avuto l’idea di proporre una rivista paninara?


Mi hanno incastrato, ecco la verità! 

Io nel 1975, a quindici anni, diffondevo "Il Manifesto" davanti la scuola. Tanto per dire. 

La prova? Ecco, sono quello in basso a destra.


Il “movimento” dei paninari era nato nella prima metà degli anni ottanta tra i sanbabilini, giovani di vaghe simpatie neofasciste, ma in realtà tutti presi dalla moda, dalla discoteca e da altre facezie. Tanto che i neofascisti veri li malmenavano, odiando il loro disimpegno.

La tendenza paninara divenne presto assolutamente apolitica, anche se le origini fasce continuavano ad aleggiare soprattutto nei giornali “seri” che trattavano l'argomento. 

A sdoganare il fenomeno contribuì il comico Enzo Braschi, interpretando il personaggio del paninaro nella trasmissione di Italia 1 intitolata “Drive In”, curata da Antonio Ricci (il futuro ideatore di “Striscia la Notizia”).


Il primo fumetto a cavalcare la moda dei paninari è stato, appunto, “Il Paninaro” della Edifumetto, la casa editrice di Renzo Barbieri specializzata in tascabili erotici. “Il Paninaro”, uscito nel 1986, raggiunse presto le 100 mila copie vendute.


Nello stesso anno, seguirono altre pubblicazioni paninare. La migliore, secondo me, era “Wild Boys” della Ediperiodici, l’altra casa editrice di tascabili erotici, con le ottime sceneggiature di Massimo Vincenti (firmate Elwood).


Gianni Bono convinse Andrea Corno, che all’epoca era editore della Garden, a pubblicare una rivistina analoga.

Dato che facevo ancora parte dello Staff di If, l’agenzia di Bono, finii per occuparmi della nuova testata firmandola come direttore, anche se non responsabile in quanto non ero ancora giornalista.


L’impostazione data dai disegnatori al personaggio era un po’ topolinesca, più vicina al comico Enzo Braschi che ai giovani paninari veri e propri. Uno stile secondo me poco adatto, dato che il target non era rappresentato dalle famiglie che guardavano lo spettacolo televisivo ma dai giovani adolescenti. 

Ho recuperato una cruciale storia di Cucador, questo il nome del personaggio e dalla rivista, scritta da me e disegnata da Luigi Mausoli che, se letta con estrema attenzione e guardata in controluce, chiarirà come sono andate veramente le cose. E cioè che in questa iniziativa editoriale ci sono capitato per caso.

Tra l'altro, in un blog dove abbiamo parlato diffusamente delle raffinate opere di Hal Foster e di Alex Raymond questo episodio di Cucador ci sta come il cacio sui maccheroni.

Attenzione prima di iniziare l'impegnativa lettura: quelle che seguono sono pagine doppie, si deve quindi allargare "l'inquadratura".




















Adesso è tutto chiaro, vero? 

In questi post ci sono alcune mie altre storie a fumetti

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/lanti-bonelli.html

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/souvenir-di-martin-mystere.html

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/godzilla-ha-creato-la-marvel.html

Mentre questa devo ancora scriverla

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/spirale-di-sangue.html
 


Non ci rimane che cliccare all’unisono sulle sottostanti icone dei social media per divulgare questo fondamentale post tra i vostri amici. 

POI, SE NON VOLETE CHE VI TROVINO PER PICCHIARVI A SANGUE, CORRETE A NASCONDERVI!!!

23 commenti:

  1. E' qui che si commenta su Leni Riefenstahl?
    ... No, il titolo del post mi aveva tratto in inganno :D

    Beh, divertente, non si può negarlo. Parrà strano, ma non lo avevo mai letto :).
    Chissà quanto potrà capire leggendo la storia un ragazzo di vent'anni. Tutta la faccenda del gergo lo rende in un certo modo più datato di un numero del Vittorioso.
    Naturalmente il sottotesto satirico resta comprensibile anche oggi, purtroppo.
    Emblematica la foto dei diffusori del Manifesto: negli anni 80, molti sono finiti a fare tutt'altro. A confronto, scrivere una storia di paninari non mi sembra poi così grave.
    Note garrule: il disegno di Mr. Masuoli mi sembra una via di mezzo fra Tacconi e Myron Fass (forse più Myron Fass).
    Si respira un'aria da riviste marcate Squalo. Il siparietto del Pony Express con il Turco sembra tolto di peso da Lando (c'era un gallo anche lì).
    E veniamo a bomba: la povera Elena se la piglia in saccoccia e Cucador si rende conto che "non sempre si vince".
    Che cosa si prova, Sig. Pennacchioli a scrivere un testo eretico? Vi furono reazioni scomposte, minacce, fatwa, lanci di Timberland usate?
    Last but not least:
    "Devo solo taroccare la prima notizia su cui far lavorare le mie giornaliste d'assalto".
    L'arte anticipa la realtà: Zu'Silvio l'ha fatto davvero il Telegiornale Gallo. Che Cernobyl!

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    3. Cara Giovanna, dalla fotina sembreresti ultraminorenne: per me è un rischio darti retta.

      Oggi devo proprio staccare, ma domani mattina rileggo la tua mail, cerco di capirla e, cosa più difficile ancora, proverò a darti una qualche risposta.

      Sogni d'oro.

      P.s.
      Non parlarmi più di informatica: non ci capisco niente!

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    5. Cara Giovanna, mi piacerebbe risentirti sugli argomenti dei post.

      O altrimenti dovresti definire un argomento alternativo, affinché possa dire qualcosa in proposito.

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    7. Lo so che mi odi e per questo vuoi ammazzarmi a furia di affermazioni tecnoinformatiche.

      Sai bene che su questo piano non sono in grado di seguirti...

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  2. Ma non è questione di ingenuità, io quando commento (lo faccio quando una cosa mi interessa) riporto le mie impressioni su ciò che vedo, anche perché non ho le competenze per sostenere argomentazioni e dare giudizi (credo sia la prima volta che vedo una storia di Cucador), e inoltre le dinamiche e le strategie editoriali sono un aspetto importante sì, ma che personalmente mi interessa abbastanza poco. Certo, adesso ne so di più. Capisco anche meglio che il post serve a chiarire, doverosamente, una certa situazione.
    Il galletto è di Motta? Bene, il primo pensiero che ho è che forse un personaggio cartoonesco in una rivista rivolta a un pubblico più grandicello poteva essere l'occasione per introdurre qualcosa sul tipo dei funny animals, di certo non Fritz il gatto o Pogo, ma qualcosa tipo le serie delle case indipendenti anni 80, chessò, Usagi Yojimbo o le prime Ninja Turtles. Sono consapevole di star dicendo una enorme castroneria, e che se questo non è stato fatto è per un milione di buoni motivi, ma tanto per far capire come funziona il mio povero cervello.
    C’è un motivo se mi è venuto in mente Fass, ma è una menata talmente soggettiva e personale che serve a poco spiegarla. Se non ricordi la storia, restano comunque valide alcune considerazioni: non avendo mai letto fumetti paninari (solo un paio di storie edifumetto su un altro blog) non mi aspettavo di sicuro di trovarci la tratta delle bianche, cosa che mi ha positivamente impressionato.
    Non credo affatto che ti freghi qualcosa di quel che pensa la gente, stavo scherzando un po’. Scusa, mi son lasciato trascinare dall’argomento apparentemente frivolo, ma in effetti si parla di lavoro fatto e di come lo si è fatto, e sul lavoro c’è poco da scherzare.

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    2. Dimenticavo, tra le riviste paninare c'era anche roba buona. Per esempio, i fumetti della rivista "Wild Boys" della Ediperiodici erano di altissimo livello. Li scriveva Elwood (non ti dico il suo vero nome perché forse non vuole), erano cento volte meglio di quelli stucchevoli della prestigiosa Comic Art.

      Purtroppo la provinciale (e profondamente ignorante) critica fumettistica italiana neppure si è accorta di "Wild Bouys"...

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    3. Sì, l'avevo visto cliccando sulla tua icona e poi me ne ero dimenticato

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  3. ...ma fatemi capire, alla fine Elena non viene neppure salvata???...

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    1. Ah, ti riferisci al fumetto.

      Adesso gli ho dato un’occhiata… la storia non la ricordo, ma la posso intuire.

      Se Elena è quella che hanno rapito (non so leggere) mi pare un buon finale: non sarebbe stato banale, veramente trito e ritrito, se l’eroe alla fine fosse riuscito a salvarla?

      Neanche a Diabolik vanno bene tutti i colpi.

      Comunque io mi rifacevo all’estetica dei fumetti paninari: si vede che un finale così era contemplato dal genere.

      Per la storia, evidentemente mi ero ispirato alla scomparsa di Emanuela Orlandi. In quegli anni si diceva fosse stata coinvolta nella cosiddetta tratta delle bianche e una leggenda metropolitana asseriva che era rimasta intrappolata in un negozio di abbigliamene mentre si cambiava. Era un famoso negozio del centro di Roma, che per questa bufala fallì.

      Tra parentesi, vedo che Raviolotto (spalla di Cucador insieme a Vampa) era riuscito a mettersi in due situazioni politicamente scorrette. La prima è quella di rimanere vittima di un extracomunitario, che nel 1986 erano ancora pochi in Italia e per questo non se ne parlava molto. La seconda è che scampa a un’aggressione omosessuale. Perfettamente in linea con il suo personaggio un po’ ricalcato su Renato Pozzetto (il quale, invece, in un film non riuscì intonso dalle attenzioni di un ricco arabo gay), ma terribilmente stonato nei didascalici e didattici fumetti di oggi che ritengono di doverci insegnare le buone maniere.

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