lunedì 15 febbraio 2016

L’ANTI-BONELLI


In questo post voglio riabilitare un mio personaggio pubblicandone un episodio completo: così la piantate una buona volta di parlare di “balboiate” senza cognizione di causa. Poi ne continuerete a parlare, certo, ma a quel punto avrete a disposizione degli ottimi argomenti!

Balboa è un “bonellide” uscito in un’epoca in cui non c’erano in edicola altri bonellidi. Anche perché Sergio Bonelli diceva ai distributori: “o me o loro”. Poi si è ammorbidito, e i bonellidi hanno iniziato a prosperare. Pure troppo, dato che vediamo in edicola un sacco di fumetti francesi, in origine molto grandi e a colori, pubblicati nel relativamente piccolo formato in bianco e nero della Bonelli.


Alla fine degli anni ottanta ero consulente dell’editore della Play Press per i fumetti della Marvel, che stava iniziando a pubblicare, e dei fumetti della Dc Comics, che avrebbe pubblicato dopo la gestione della Rizzoli. Un giorno particolarmente importante per le sorti del fumetto, ero andato con l’editore a Vittuone, poco distante da Milano, per discutere l’acquisizione dei diritti di Wolverine e di qualche altro personaggio. L’editore ascoltava tutti e poi pubblicava tanti personaggi Marvel di diversa qualità, compresi i noiosetti Dp7 della sfigata linea New Universe: essendo presente, almeno Wolverine l’avremmo preso di sicuro. Come per caso, sul tavolo intorno al quale discutevamo era appoggiato in bella vista un foglio uscito dal terminale telex, nel quale il publisher della Marvel passava per correttezza al suo agente italiano la copia della lettera di un editore che diceva più o meno: “Caro Jim Galton, perché voi della Marvel non pubblicate direttamente i vostri fumetti in Italia? Io potrei gestirli per conto vostro”. Forse all’agente italiano non piaceva quell’idea che lo avrebbe messo fuori gioco, e voleva farla circolare tra gli editori italiani che pubblicavano materiale Marvel (all'epoca erano quattro: Star Comics, Play Press, Comic Art e Max Bunker Press).


Di ritorno a Milano, passeggiando da piazza Duomo a piazza San Babila, dove avremmo cenato nel solito ristorante, l’editore mi disse che aveva intenzione di fare uscire una serie di tascabili gialli a fumetti senza personaggio fisso. Io gli risposi che i tascabili non avevano più mercato: dopo Alan Ford, uscito nel 1969, erano falliti tutti. Gli proposi, invece, un albo nel formato di Bonelli, perché ormai era l’unico modo per farsi vedere in edicola. Sempre ammesso di trovare un distributore disposto a sfidare le ire di Sergio Bonelli, s'intende.


L’editore ci pensò alcuni giorni e poi mi rispose di sì, aggiungendo che aveva già registrato la testata: “Balboa”. Cercai in tutti i modi di fargli cambiare idea, perché trovavo quel nome, chiaramente ispirato al personaggio interpretato da Sylvester Stallone, assolutamente tamarro.


Non ero neppure d’accordo sul fatto che Balboa dovesse essere un avvocato ricchissimo, con una bella macchina eccetera: io l’avrei preferito sfigato e pieno di debiti. Il peggio è stato dovere discutere su ogni storia, da ricondurre ai canoni tradizionali dei telefilm. Dopo avere scritto una ventina di episodi decisi che era meglio lasciar perdere, anche perché guadagnavo meglio altrove.


Ronny Balboa, uscito per la prima volta nel 1989, è andato avanti fino al numero 81, nel 1996. In Italia gli unici fumetti mai tramontati, da Tex a Diabolik e oltre, sono quelli seguiti per i primi decenni dai creatori, ciononostante Balboa ha avuto una discreta carriera editoriale.


Durante il periodo in cui lo scrivevo io, l’editore diceva che Balboa vendeva sulle 30 mila copie, che per un non-Bonelli non era poco, e che lo stavano pubblicando anche in Spagna e in Turchia, nonché a puntate in un quotidiano svedese. Ecco le edizioni della Millyet Gazetesi Eki (che ha cambiato il nome del personaggio in Barbo) e dell'Editorial Zinco.



Anni dopo uscì una ristampa della serie di Balboa in edizione tascabile.


Prima di scrivere le storie di Ronny Balboa mi sono letto un testo universitario, "Il processo penale negli Stati Uniti d'America" di Ennio Amodio e M. Cherif Bassiouni, anche perché allora le procedure giudiziarie in Italia e in America erano molto diverse tra loro (da noi vigeva ancora il sistema inquisitorio). Ero poi stato un po' influenzato dalla sit-com "Giudice di notte", che vedevo in quel periodo. In un episodio, il giudice dice a un imputato profugo: "Mi tolga una curiosità, com'è veramente l'Unione Sovietica?"; "Ha presente Milwakee? Ecco, immagini una immensa, sconfinata Milwakee". A quella risposta, il giudice rabbrividisce (Milwakee è la città dove si produce la moto Harley-Davidson e dove è ambientato il telefilm "Happy Days"). Per realizzare Debra, la spalla di Ronny Balboa, mi sono ispirato al personaggio femminile di quella serie, intepretato da Ellen Foley.


Avevo anche chiesto al disegnatore di farla fisicamente simile, solo che c’è stato un equivoco perché in quel periodo la Foley venne sostituita da Markie Post, e Morale si ispirò a lei. Ellen Foley faceva anche la cantante: oltre a incidere dischi come solista, ha lavorato accanto a Meat Loaf e ai leggendari Clash. In realtà non se la ricorda più nessuno, né come cantante né come attrice. E poi i miei sono gusti molto particolari: per dire, l’altra attrice televisiva degli anni ottanta che mi piaceva molto era Suzanne Somers…

Tornando a Balboa, la fatica è stato leggere il tomo universitario perché per scrivere la sceneggiatura del primo numero, compresa la creazione dei vari personaggi e delle situazioni, ci ho messo un giorno solo! Battendo quella lumaca di Castelli, che scriveva 50 pagine a botta.


A proprosito, quando uscì il primo numero, Alfredo Castelli mi disse che lo aveva fatto sudare freddo. Secondo lui, Decio Canzio, l’allora direttore della Bonelli, sospettava che Balboa lo scrivesse lo stesso Castelli usando il mio nome! Poi, chiamato lo sceneggiatore disneyano Carlo Chendi come testimone, Castelli mi disse che siccome la cornice gialla della copertina Balboa ricordava troppo quella del bonelliano Nick Raider (io non c’entravo niente con la grafica) avrei dovuto scegliere se continuare a scrivere per Martin Mystère e Zona X o per la pubblicazione della Play Press. Io non risposi: se avevo iniziato a scrivere Balboa per me era già ovvio che avrei smesso di collaborare con la Bonelli. Chiesi però all’editore della Play Press di cambiare grafica di copertina, cosa che fece sia pure di malavoglia.


I disegnatori principali erano la coppia Giampaolo Morale e Wanda Stramaglia Cerreto (presumo l'inchiostratrice). Morale devo avergli parlato al telefono solo una volta. Loro e gli altri disegnatori dipendevano dallo studio di Alberto Giolitti, il bravo autore romano che aveva lavorato in gioventù per gli americani della Gold Key, soprattutto per il comic book di Turok. Anche Giolitti lo avevo sentito una volta sola, ma per altri motivi: mi aveva proposto di scrivere l’adattamento a fumetti di un giocattolo per un settimanale inglese e io rifiutai. Altri disegnatori di Balboa erano vecchie glorie della scuola romana, tra i quali ricordo in particolare l’interessante Angelo Todaro, già disegnatore di "Star Trek" per la Gold Key e di "Terror Blu" per la Ediperiodici. Ecco Todaro alle prese di una sequenza con Ronny Balboa e Debra (più una intrusa sotto il letto) di particolare impegno sociale.


L’episodio di ambientazione vietnamita che presento in questo post per intero, uscito nel numero 25, fu l’unico per il quale non dovetti discutere né cambiare niente. Mi tagliarono solo una vignetta nella quale una bambina riceve uno schiaffone.


La copertina dipinta è di Mario Caria, che da piccolo conoscevo per le copertine degli albi dei Fratelli Spada, da Gordon all’Uomo Mascherato. Su questo illustratore, ormai quasi dimenticato, torneremo alla fine dell'episodio di Balboa con una minigalleria. Le copertine di Caria, non per colpa sua, venivano pubblicate a caso: quasi mai corrispondevano all’episodio interno di Balboa. Pure alcuni titoli venivano invertiti.
































































































































La differenza principale rispetto alla tendenza che stava imponendosi alla Bonelli (e che oggi si è imposta del tutto) sta nello stile: molto serio quello della Bonelli, brillante il mio. Nei fumetti che scrivevo, belli o brutti che fossero, la gente non dava sempre l'impressione di volersi suicidare da un momento all’altro per il tedio vivere. Anche nelle scene drammatiche i personaggi rimanevano simpatici, mentre è forse più facile scrivere storie dove tutti sono antipatici. Per non parlare del ritmo, del quale oggi non tutti si preoccupano.

Ehi, Bonelli, se vuoi una serie brillante io sono sempre qui!

Un'altra mia storia la trovate nel post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/godzilla-ha-creato-la-marvel.html

Come promesso, in conclusione arriva la minigalleria delle illustrazioni di Mario Caria, il copertinista più famoso di Balboa.


Nato a Roma nel 1934, Mario Caria illustra numerose copertine per gli albi a fumetti pubblicati dai Fratelli Spada.
Sicuramente le più conosciute sono quelle dell'Uomo Mascherato (The Phantom), con la tuta colorata di rosso invece di viola perché così era rappresentata in Italia sin dalla sua prima comparsa negli anni trenta. Sull'Uomo Mascherato ho realizzato un post: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/rileggendo-luomo-mascherato-phantom.html

Flash Gordon è un altro personaggio della King Feature Syndacate pubblicato dagli Spada. Anche su Gordon c'è un mio post: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/flash-gordon-e-lart-deco.html


Negli anni ottanta, Mario Caria collabora con la Ediperiodici. Questa è una copertina di "Storie Blu", la serie classica di Carmelo Gozzo, il migliore sceneggiatore dei tascabili erotici.


Per finire, una copertina di "Pig", l'irresistibile porco mannaro ideato da Gozzo sempre per la Ediperiodici. Mario Caria è scomparso nel 2001.


In questi post ci sono alcune mie altre storie a fumetti

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/souvenir-di-martin-mystere.html

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/godzilla-ha-creato-la-marvel.html

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/adesso-il-responsabile-sarei-io.html

Mentre questa devo ancora scriverla

http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/spirale-di-sangue.html


Arriviamo al momento tanto atteso nel quale clicchiamo come pazzi sulle piccole icone dei nostri social media preferiti posti sotto.

E poi tutti a commentare nell'apposita sezione (dove commento parecchio pure io).

96 commenti:

  1. Oh, finalmente ti sei deciso a parlare di Balboa! Non ne ho letto molti episodi (quello che hai testè postato però lo ricordo), ma mi piaceva molto, lo trovavo molto più maturo e realistico di Nick Raider e di tante altre proposte popolari. Ricordo ancora quel bellissimo e malinconico episodio col passato di Balboa (il numero 11 o giù di lì,credo). E poi Morale e Cerreto secondo me erano bravissimi e anche dopo tutti questi anni fanno la loro figura. Pensavo di dedicare alla coppia (che scopro essere stata una "vera" coppia) un post ma ho poco materiale in mio possesso e non essendo più nell'ambiente (mi pare) forse non hanno piacere di essere ricordati come fumettari.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Direi che la differenza principale rispetto alla tendenza che stava imponendosi alla Bonelli (e che oggi si è del tutto imposta) sta nelo stile: molto serio quello della Bonelli, brillante il mio.

      Ehi, Bonelli, se vuoi una serie brillante io sono sempre qui!

      Elimina
    2. Sai che io non percepivo affatto questo lato brillante? Anzi, trovavo Balboa molto più realistico e drammatico, trattando anche argomenti tosti (la guerra del Viet-Nam, ad esempio o la tortura con l'inserimento di due topi nel cappuccio di un tizio legato). E c'era anche un po' di sesso, più "parlato" che mostrato, ovviamente, ma non penso intendessi quello con brillante.

      Elimina
    3. Voglio dire, che nei fumetti che scrivevo io (belli o brutti che fossero) la gente non dava sempre l'impressione di volersi suicidare per tedio vivere da un momento all'altro.

      Anche le scene drammatuche erano vivaci.

      Elimina
    4. Ah, ok, intendevi quello. In effetti i personaggi di Balboa erano simpatici e solari, anche i comprimari (c'era anche una bambina mezza maniaca sessuale, mi pare) occasionalmente facevano allegria.

      Elimina
    5. Quel che è giusto è giusto, ora ti prendo un po' di grano dal Monopoli.

      Elimina
    6. Dimentichi di dire che a un certo punto Balboa ha cambiato nome... (o l'hai detto?)

      Elimina
  2. Penso oggi come ieri che Ronny ( al posto di Ronnie, come Marny al posto di Marnie in Satanik ) aveva l'aspetto di un anonimo clone di Nick Raider, con l'aggravante che almeno lo sbirro SBEllico oscillava tra il Ryan O'Neal ( Driver l'imprevedibile ) di Claudio Villa ( appena sufficiente , a mio avviso ) e la caratterizzazione alla Bob Mitchum di Ramella nelle covers e Milazzo in un paio di storie.
    Sarebbe bastato scegliere qualche muso realistico - Bob Urich o James Woods , to name a few - e Balboa avrebbe avuto una altra carta da giocare.
    Non che questo sia sempre tutto. Larry Ledd sembrava uno dei due attori/modelli nel video Domino Dancing dei Pet Shop Boys o al massimo il Punisher di Bill Reinhold da regazzino ed è durato oltre 130 numeri + gli speciali.
    Resto comunque dell'idea che sia il caso di appioppare ai personaggi dgli albi a quaderno nostrani delle facce che il lettore potrebbe vedere sul bus. E sparigliare le carte sul tavolo usando i volti dei caratteristi per i protagonisti perchè nella realtà prima coloro che arrivano in cima alla collina non sempre hanno il volto di Jobs o Bowie o lo chassis della Monroe.
    Il prossimo Ronnie Il Rosso sarà un avvocato considerato commie dai suoi amici e nemici in una America che guarda con sospetto chi sghignazza davanti ai film di Rambo. Assomiglierà al fratello fuori forma di Paul Giamatti e si occuperà di tutti i casi - spesso pro bono - che i vari Perry Mason non toccherebbero nemmeno con una pertica. Disegni di Luca Genovese, Federico Rossi Endrighi, Peirò, Tim Truman, Sam Kieth ed Angel Medina. In b/n.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me dell'aspetto di Ronny dava fastidio soprattutto il ricciolo che cade sulla fronte, veramente troppo retrò.

      Ah, una curiosità: Morale disegnava sempre Ronny con la sigaretta in bocca: gliela abbiamo fatta togliere.

      Ci mancava solo che andasse in giro con il pacchetto delle Marlboro nel taschino della camicia...

      Elimina
  3. Grazie per il post, non conoscevo Balboa, un nome un programma!
    "Credi di essere al cinema?" Sock! citazione da full metal jacket! :D

    Sauro ma tu ce l'hai coi bambini che prendono schiaffoni (o peggio), è brutto da vedere!

    I disegni non sono male a parte alcune posizioni dei balloon (ma forse ho letto troppi manga e dimentico lo stile occidentale). Nella scena del tunnel non si capisce bene cosa succede.

    I tuoi disegnatori sono spesso piacevoli ma non so per quale motivo non sanno fare aerei ed elicotteri (a parte il B-29 e il B-52) come si deve.

    anche io apprezzo la commistione di generi (detto anche quarto stile sauriano o "stile brillante")

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mettevo tanti bambini perché immaginavo fossero i lettori del fumetto e instauravo con loro un rapporto di tipo sadomsochista: sadico da parte mia, masochistico da parte loro.

      Quale scena del tunnel? Cosa non si non capisce?

      Elimina
    2. la scena che comincia a pagina 25 non l'ho proprio capita

      Elimina
    3. Ronny spara all'ombra pensando sia un vietcong, ma in realtà è il suo commilitone. Un proettile, rimbalzando, colpisce Ronny sull'elmetto faceindolo svenire.

      Elimina
  4. 4/21-4/23 Infantry... ("mechanized, of course"). :D

    Ma tu "consulevi" la playpress anche per The 'Nam? Ne fecero un'edizione, giusto? Se hai spinto tu per la pubblicazione, bravo.

    Comunque finalmente abbiamo capito che NON hai scelto il nome. Bel colpo! Ma ne conosci l'origine? Dove hanno trovato un nome così scemo?

    Si vede dalla faccia di Balboa che i coniugi erano discepoli di Al Giolitti. Io non lo comperavo all'epoca perché come già ho detto il genere poco mi aggrada, ma la storia vietnamita è molto carina. Recupererò qualcosa sui bancarottoli.

    Estrattino dalla recensione su FDC 8/35, 1989:

    "-Soggettista: Sauro Pennacchioli, che collabora anche con le ed. Bonelli e che certamente ha imparato il mestiere. Qui è più libero di dar sfogo a certe piccole morbosità erotiche che evidentemente non può sfogare appieno negli altri albi". [firmato AG e TB, credo Antonio Galassi e "Tebeo Delabande"]

    Carini, vero?

    Io non ricordavo la protagonista di Night Court che dici tu, ricordavo la buona vecchia Markie Post, che fece più stagioni.

    Avrei 2 candidati per la faccia di Ronnie/y : O il Peter Weller/Adam Ant di Buckaroo Banzai o il David Rasche di Sledge Hammer (che ebbe un suo fumetto).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, The 'Nam secondo me in Italia avrebbe potuto funzionare bene... ma quando lo schiaffi dentro un albetto di 32 pagine, è finita. inoltre, Golden è uno dei più grandi autori degli ultimi decenni, anche se non se ricorda più nessuno.

      Sicuramente con la testata "Balboa" si volevano attirare gli allora numerosi ammiratori di Stallone.

      Le rocce delle ultime pagine sono disegnate tali e quali a quelle di Giolitti.

      Io ho imparato il mestiere leggendo da piccolo Kriminal: vai a dirglielo in faccia, a Kriminal, Antonio Galassi, delle piccole morbosità.

      Elimina
    2. La rece nel complesso non è malvagia. C'è solo questo pezzetto che considero uno scivolone, io non avrei mai scritto così (se mai avessi fatto recensioni sulle fanze).
      Se qualcosa non ti piace lo devi dire in faccia e nel modo più paratattico possibile (Lupoi lo faceva, per esempio).
      E' interessante perché unisce un intento a mio avviso non negativo a una scelta di termini invece molto negativi ("sfogare" e "morbosità", oltretutto "piccole". Poteva scrivere "qui è più libero di spingere sul lato erotico-glamour, cosa che da Bonelli non può fare" e sarebbe andato bene, così invece da' l'idea di un pipparolo... Certo che scrivere, anche pezzi piccoli, non è mica facile...

      Mi è venuta in mente una considerazione leggermente più interessante, riguardo il suicidio del prete buddista.
      Sono sicuro di aver letto da piccolino un albo di Silvestro (o Bunny) della Cenisio dove Silvestro, cacciato nella neve dalla Nonna (che si è rotta i coglioni dei suoi tentativi di papparsi il Titì), trema dal freddo e dice qualcosa del tipo: "Gnau! Se non invento subito qualcosa mi tocca DIVENTARE BONZO per evitare di morire assiderato!"
      All'epoca non capivo nemmeno il senso, ma io non credo che oggi in un albo per bimbi si potrebbe usare una simile metafora (credo esclusiva dell'adattamento italiano, non penso che in originale ci si riferisse al Nam) che parla di un suicidio e oltretutto in un contesto umoristico. Anche in Topolino (almeno finché ebbi la pazienza di seguirlo) il linguaggio si era edulcorato in un modo scandaloso dopo gli anni 70.

      Elimina
    3. Proprio negli anni settanta Topolino fa fuori Guido Martina, il grande sceneggiatore che lo aveva portato al successo.

      Elimina
  5. La cosa che mi stupisce, è che Sauro non si fa problemi nel parlare di certi atteggiamenti diciamo " discutibili" , di Bonelli , mentre mantiene l'incognito sul misterioso mandante della lettera a Jim Galton .
    Paura del lupo cattivo ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah... era una lettra indirizzata a un'altra persona... non sta bene fare nomi e cognomi.

      D'altra parte, in quanto giornalista professionista dovrei stare sulla notizia...

      Elimina
    2. Ma si, non preoccuparti , che tanto lo abbiamo capito tutti di chi si tratta ... ;)

      Elimina
  6. Che poi in queste tavole ambientate in Vietnam ci vedo qualche scoppiazzatura dalle tavole di the Nam di Golden, mentre il monaco che si da fuoco mi ricorda non poco il Takuan de "Le voyages de Takuan"
    Ma quest' ultima potrebbe essere una coincidenza ( mi ricorda pure qualche tipico orientale da fumetti Marvel , ma non ricordo chi ).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come dice La Rue, il bonzo combustibile è un luogo comune del Vietnam.

      Elimina
  7. Ricordo il 'Nam della Play Press e lo straniamento di fronte ad un conflitto che x me ai tempi era Il Cacciatore di Cimino, il Taxi Driver di Scorsese e lo Apocalypse Now di Coppola e che Mike Golden disegnava con uno stile quasi da cartoon. Ho letto da qualche parte anche le ragioni della scelta - se non ricordo male, si trattava appunto di prendere le distanze e stemperare quindi la esperienza reale dello sceneggiatore Murray - ma resta il fatto che la Saigon della Marvel passa x il talento del tizio a cui Todd McFarlane ha scippato - x sua stessa ammissione - le ragnatele-spaghetto.
    Mi pare che le trentadue paginette contenessero anche - in coda - un serial tratto dallo antologico Marvel Comics Presents x i testi di Claremont ed i disegni di John Buscema con Wolverine/Bogart/Popeye che infatti si faceva chiamare Il Guercio a spasso x la Dubai marvelliana a.k.a. Madripoor. Un giovane Luca Scatasta decise che la serie con il Logan sotto nickname doveva essere ambientata in un prossimo futuro e quindi nella prima dida si puntualizza che l'azione si svolge nel ventunesimo secolo.

    RispondiElimina
  8. Sonny Balboa è un batracico cuoco da rosticceria del Bronx - diciamo Burt Young stropicciato dalla vita - che scappa dalla Grande Mela nel giro di boa dei seventies perchè ha messo nei pasticci la nipote di un mammasantissima promessa ad un promettente goodfella.
    Arriva a Saigon mentre i suoi connazionali sbaraccano ed apre una rosticceria in un quartiere dove ha poca concorrenza, ma arrotonda come borsaronero, mediatore culturale e soffia dei militari.
    Disegni di Mandrafina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mandrafina li fa bene i batraci strabuzzanti, ricordo la serie con la famiglia italoamericana (titolo? Boh!)

      La rosticceria di Balboa a Saigon va molto bene: vende carne umana (materiale ce n'è: orfani piagnucolosi, soldati sbandati, puttane troppo vecchie ecc) e pantegane fritte.

      Il simil-Paulie ingrassa e diventa sempre più simile al Jabba versione lumacone, non versione scimmiotto di Howard Chaykin.

      Ma un giorno nel cielo rossastro del tramonto vietnamita appare un curioso vortice nel quale si materializza una chaise-longue su cui è seduto uno strano Papero...

      Elimina
  9. Sono anni che sento parlare - e bisbigliare - dello aut aut SBEllico ai distributori e sono lieto che non esista più, ma mi spiace constatare che non si sia ancora creato nel ns Paese uno scenario nordamericano con due grandi editori mainstream ed un numero di agguerriti inseguitori indies.
    Immagino che la Star Comics abbia ritenuto di poterci provare da Ledd in poi e che la Eura, come si chiamava un tempo, abbia ragionato allo stesso modo con Cybersix, Dago e John Doe. Senza contare naturalmente Balboa e Gordon Link che, però, erano lasciati soli in edicola senza albi dello stesso editore a dare l'idea di un progetto e di un tentativo di portare un attacco al colosso.
    Peccato perchè credo che dalla presenza di più attori in scena guadagnerebbero tutte le parti in causa.

    RispondiElimina
  10. Bilbo Balboa è un latifondista e la sua terra è in mezzo agli appezzamenti di due mammasantissima che coltivano semi che fanno per un po' euforica la gente prima di precipitarla nel più nero degli inferni. BB non cede e non vende o regala quel che è suo ai due imprenditori birichini - non tanto x ragioni morali quanto x il fatto che ha una zucca tosta - e passa il tempo spegnendo incendi e riparando staccionate di confine. All'ennesimo cane da guardia avvelenato, BB decide di passare all'attacco dei due colossi ed assume uno straniero senza nome che non sia Lazurus Doe perchè metta i due droghieri uno contro l'altro. Larry ha letto lo stesso libro o forse ha visto i film e procede seguendo lo script, ma anche i due cattivoni hanno una discreta cultura pulpeggiante e lo pagano perchè semini sale e cloro ed altra robaccia sul terreno di BB. Bilbo è costretto a svendere e se ne parte x Saigon dove apre una rosticceria. Disegni di Font.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Soddisfattissimi i due latifondisti uniscono le loro fortune in un immensa tenuta chiamata Rancho Lysergic del quale Larry Doe diventa il soprastante.
      I piccoli peones della zona cercano di contattare Tex Willer ma gli sconsolati Pards li informano che Aquila della Notte ha deciso di cambiare uccello ed è fuggito ai Caraibi con Corto Maltese.
      Disperati, ingaggiano un pistolero scalzacani con poncho alla Clint Eastwood, cappellone che nasconde lo sguardo e pistole che quando sparano emettono bandierine con scritto "bang!" per non turbare i piccoli lettori cattolici.
      I due si fronteggiano: "Io sono Larry Doe!" - "Io sono Larry Yuma!".
      Entrambi muoiono dal gran ridere.

      I peones son desperados, ma ecco che sul Canyon appare un curioso vortice entro il quale si materializza una chaise-longue su cui è seduto uno strano Papero ...

      Elimina
    2. Lerri Ium è uno strano papero pistolero e mascotte di una catena di fast food specializzata nello spaccio di canestrelli colorati ripieni di pollo fritto. Disegnato in stile Steve Canyon, per non far alzare le penne della Disney come nel caso di Orestolo il Papero, Lerri è tanto popolate che il suo creatore , John Doe Woods , sta pensando di farne il protagonista di un fumetto in cui è un pistolero ghiotto di pollo fritto - quasi un cannibale quindi - ma fa l'errore di confidarsi con un collega, Hugo Pretzel, che lavora anche x altri editori come quello che non ha gradito anni fa Orestolo. J_D Woods è al lavoro dall'alba al tramonto sulle tavole del suo papero pistolero quando qualcuno suona alla porta e si tratta di un vettore del suo committente che gli porta la cena ovvero una tonnellata di pollo fritto nel caratteristico canestrello. J_D ha tanta di quella fame che si segna in un neurone di chiamare il giorno dopo e ringraziare - anche considerato che è la prima volta che quel braccino corto del padrone del fast food si ricorda di regalargli la pappa - e si mette all'opera divorando in un battibaleno l'allegra fattoria panata. Si addormenta con il pensiero che le cose stiano andando nella direzione giusta. Lo trova il suo editor un paio di giorni dopo.

      Elimina
  11. Ronaldo Balboa è un giocatore mediocre, ma senza l'integrita dei mediani nelle canzoni di Ligabue, che arrotonda minacciando coloro che devono soldi al proprietario della squadretta in cui gioca da troppo tempo e sempre con scarso entusiasmo. Un tizio che ha perso una piccola fortuna e ha dovuto svendere la sua rosticceria alla mafia vietnamita bisbiglia a Ronaldo un vincente imprevedibile , uno di quei ronzini che nemmeno Don Quixote cavalcherebbe. Non disponendo dei dindi necessari a svoltare, Ronnie li chiede a Terradimezzo, un mediatore, dice lui, cravattaro, dicono tutti gli altri, che gli assicura un paletot di legno nel caso non renda soldi ed interessi. Il ronzino nemmeno finisce la gara ed anche Balboa è fuori dall'ippodromo prima che sul tabellone sia indicato l'ordine di arrivo.
    Parte x il Vietnam dove vivacchia insegnando il calcio ai bimbi indigeni. Disegni di Massimo Semerano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sul campo da gioco disseminato di pneumatici, trappole per orsi, mine Claymore inesplose, bidoni di Agent Orange e altri ricordi bellici appare uno strano vortice entro cui si materializza una cabina telefonica-macchina del tempo blu di Scotland Yard, da cui escono un tizio allampanato e uno strano Papero.
      I due marpioni riportano Ronaldo all'Hyppodrome dopo avergli insegnato un trucco per vincere e avergli raccomandato in francese "Parlé con le Sceval! Alons-Y!".
      Ronaldo bisbiglia al ronzino "Bzz! Bzz! Le api, Piedidolci, le api!" Il ronzino impazzisce e scatta vincendo la gara per un incollatura sul favorito Diavolo Nero. Il mediatore cravattaro, un ex ufficiale nazista con baffoni e cappellone da cowboy nonché proprietario di Diavolo Nero, si morde le mani.

      Elimina
  12. @J.D. & Sauro: forse, date le mie letture manga, sono più abituato a quella che chiamate "commistione di generi", che per il fumetto nipponico è assolutamente normale. Anzi, è quello che tendenzialmente cerco in una storia.

    Anche io portai Petronio all'esame di letteratura latina (e prima anche al liceo) e mi è sempre piaciuto molto.

    Io la tutina di Kriminal la trovo invece attualissma!
    Adesso mostrerò a Sauro Scorpion di mortal kombat: https://www.google.it/search?q=scorpion+mortal+kombat&biw=1920&bih=963&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiW9tz2iPzKAhUF_ywKHa5PCUsQ_AUIBigB#imgrc=_

    e qui senza maschera:
    http://static.comicvine.com/uploads/original/1/18154/4338392-mortal+kombat+x+(2015-)+003-012.jpg

    così Sauro elaborerà una teoria su come alla Midway abbiano letto Kriminal e poi ideato Scorpion.

    Ringrazio J.D. per aver postato il manuale di manutenzione dell' M-16 di Will Eisner. Non l'avevo mai letto e mi ha fatto paura, (non in senso ironico) il fatto che il tutto fosse presentato in maniera fumettosa lo trovo disturbante.

    Tra l'altro immaginando l'analfabetismo medio del ragazzo arruolato in vietnam e la laurea in ingegneria necessaria per la manutenzione di quel fucile mi spiego il perché molti dei KIA erano stati trovati mentre tentavano di rendere l'arma di nuovo utilizzabile, specialmente quelli dotati delle prime versioni.

    "Ehi, Bonelli, se vuoi una serie brillante io sono sempre qui!"
    hai riaperto al fumetto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io sono sempre disponibile per scrivere fumetti divertenti.

      Negli ultimi decenni i fumetti sono diventati sempre più seriosi: non mi piacciono più, quasi non li leggo più...

      Elimina
    2. Advent Child, alla Bonelli hanno provato ad avvicinarsi al disegno giapponese con il tuo amato Nathan Never, ma i testi sono sempre in stile argentino.

      Lo spin-off femminile di Nathan, Legs Weaver, era ancora più vicino ai manga come disegni, ma i testi certo non ricordavano le Dirty Pair.

      L'unica speranza era Luca Enoch, ma alla Bonelli è diventato terribilmente serio pure lui.

      Elimina
    3. Anche Legs a un certo punto è diventata seriosa... Non ho mai capito perché... Dicevano che volevano recuperare copie... pare che il vecchio stile umoristico non riscontrasse il favore dei lettori... (?!)

      Elimina
  13. Il migliore è stato De Angelis con "fanteria dello spazio", si è studiato bene la via giapponese e poi ha unito il tutto col tocco italiano.

    Ho letto anche Legs Weaver e mi piaceva abbastanza.

    Poi c'è manga e manga. Ho letto Gea ma il tratto non mi piaceva.

    Naturalmente io mi riferisco solo ai disegni.

    Nella storia di questo post ci ho visto anche "Un anno vissuto pericolosamente" e "quel pomeriggio di un giorno da cani".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quel Pomeriggio di un giorno da cani ha ispirato un graphic novel di Pensaurus e Massimo dall'Oglio (artista italiano con influenze manga ) al momento inedito - ho i dagherrotipi di alcune tavole che ho pagato il riscatto di un re - su di uno sceneggiatore che desidera produrre un fumetto divertente e vagamente manga, ma il mercato dice no e così non trova di meglio che asseragliarsi con un complice matitista negli uffici di un editore e di chiedere come riscatto x la libertà dei dipendenti una somma sufficiente a produrre un fumetto divertente su di uno sceneggiatore che non riesce eccetera. Come quella biscia mitologica che si mangia la coda...

      Elimina
    2. Enoch, parere personale e sindacabilissimo of course, aveva un tratto + divertente ed immediato al tempo di Sprayliz.

      Elimina
    3. Fenomeno che colpisce i cartoonists chiamati a lavorare in un contesto mainstream.
      Il Val Semeiks eccessivo e pop di Lobo non è quello di She Huk e Spidey.
      Il compianto Mike " Ringo " Wieringo di Robin e Flash, con i suoi volumi boteriani , non è lo stesso di quello di Spidey e Fantastic Four.
      Persino il Richard Case grezzo di Doom Patrol si è ammorbidito nella sua corsa - breve - x Spidey.

      Elimina
    4. Direi, soprattutto, che è diventato molto più realistico. Solo che nel realismo non è bravo come nello stilizzato.

      Elimina
  14. Luca ha provato a venderci la sua idea di Dirty Pair ovvero una copia di graffittare cronodislocate nel tempo che seminano i loro tags nel giurassico o sulla prima ruota o sul Golgotha e così via, di fatto modificando la percezione della storia negli storici e riscrivendola di modo che assomigli all'alfredocastelliverso, ma ci siamo riuniti nel pensatoio e abbiamo alzato lo sguardo ed incrociato le covers incorniciate del ns antico e coevo di Tex Occhio Cupo. Il nome ci è parso una bussola da seguire...

    RispondiElimina
  15. Mi ricordo quando uscì Balboa, preso com ero dalla rinascita della Marvel in Italia non diedi la giusta considerazione ad un tentativo comunque coraggioso di creare uno spazio in edicola dominata dallo strapotere Bonelliano...confermo che il nome ha contribuito non poco a non farmelo acquistare, ed anche lo scimmiottare Nick Raider nel colore e nel formato pareva un atto di lesa maestà alla Bonelli, che tutti si ammirava e si comprava ( io saltuariamente ) ... Probabilmente un tascabile mi avrebbe attirato di piu', anche se Sauro lo riteneva un formato ormai morto... mi incuriosisce la ristampa di qualche anno dopo, se ne puo vedere qualche pagina per confrontare il rimontaggio delle tavole com l'originale ? Sarebbe interessante....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fabrizio, per fortuna non c'era nessun rimontaggio: la tavole erano semplicemente più piccole.

      Piuttosto, ho arricchito il post con l'edizione turca e quella spagnola di Balboa. Più altre copertine di Caria e una tavola di Todaro.

      Elimina
    2. Adesso vado a guardare.. comunque non sarebbe male poter vedere anche qualche pagina di sceneggiatura originale, giusto per il confronto tra pagina scritta e pagina disegnata, anche per vedere il tipo di sceneggiatura utilizzato .. sempre che sia possibile e senza voler violare segreti professionali ...,.:-)

      Elimina
    3. Tenevo una copia della sceneggiatura fino a quando usciva l'albo, poi la buttavo.

      Elimina
    4. Nooo, accidenti !
      Potevi fare i soldi su ebay ....sceneggiature originali non si trovano, potevi creare un mercato.... non si sa mai ...

      Elimina
    5. Capisco che è una grande perdita per l'umanità.

      Ma dubito che al giorno d'oggi ci possa essere un mercato per le scenggiature: con un clic l'autore può stamparne quante ne vuole dal computer.

      Me l'aveva chiesta anche un tizio del gruppo di Martin Mystére su Facebook che ha tutte le tavole originali dell'Operazione Godzilla e che, appunto, avrebbe gradito anche la relativa sceneggiatura.

      Gli avevo chiesto solo un milione di dollari per riscriverla, ma non ha accettato.

      Elimina
    6. Chissà perché...:-)
      Ok, per quanto riguarda il giorno d oggi può essere, anche se basterebbe certificare una serie di copie numerandole e firmndole al momento della consegna all editore. Poi rivenderle tutte a prezzi da collezione su ebay !

      Certo che ritrovare le famose sceneggiature su carta legale che Stan Lee consegnava agli autori del Bullpen della Marvel/Atlas negli anni 50 sarebbe un bel colpo .. Quelle degli anni 60 dubito che esistano visto il metodo Marvel ...

      Elimina
    7. Vuoi forse dire che una mia sceneggiatura non vale un milione di dollari?

      Secondo me Stan Lee non scriveva sceneggiature nemmeno negli anni cinquanta. Forse non sa nemmeno scriverla una sceneggiatura. Per me si è sempre limitato a scrivere i dialoghi guardando le tavole disegnate.

      Elimina
    8. Eppure negli anni cinquanta pubblicò un libricino su come si scrivono i fumetti (Tony Isabella ce l ha ancora ! ), proprio come fece Castelli con Eureka ...oddio può averlo scritto chiunque, pero' diverse testimonianze riferiscono di pile di brevi sceneggiature che passava ai vari disegnatori che si presentavano in ufficio, magari le scriveva quasi tutte sol brodsky....
      Comunque è vero che negli anni Marvel scriveva ormai direttamente sulle tavole...

      Elimina
    9. Nella prima metà degli anni cinqunata alla Atlas/Marvel c'erano alcuni sceneggiatori fissi in redazione, come Paul Newman, quello che poi andrà alla Gold Key per scrivere Magnus di Manning e altro.

      Elimina
  16. QUIZZONE

    Nella copertina di quale pubblicazione è comparsa l'illustrazione di Mario Caria che ho appena inserito nella minigalleria che si trova dopo la storia di Ronny Balboa?

    Non lo so neppure io!

    RispondiElimina
  17. Qui..
    https://www.liveauctioneers.com/item/39724779_mario-caria-il-sicario

    RispondiElimina
  18. Non credo esista un fumetto chiamato "Strade Blu".

    Potrebbe essere benissimo "Storie Blu", ma non trovo la copertina del 47.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Invece sì, l'ho trovato: "Storie Blu" n. 47.

      Elimina
    2. Insomma, Fabrizio, dovremo fare a metà il premio in palio: niente a me e nulla a te.

      Così siamo tutti mezzi contenti.

      Elimina
    3. Ho scritto strade ? Ho copiato male ... eh..eh..ho scritto nella pausa mentre massacravamo Space Oddity....ehm...

      Elimina
    4. Bravo, continua a massacrare.

      Non hai letto male: nel sito era proprio scritto erroneamente "strade".

      Ma grazie alla mia intelligenza superiore ho capito tutto.

      Elimina
    5. Siamo agli sgoccioli??
      Ah, non si sa.
      Va beh, propongo un piccolo salto attraverso le onde gravitazionali per approdare su....... I creatori delle Città Obscure presentano la propria visione di Parigi, nel futuro.

      Febbraio 2156. Kârinh nasce nell'Arca, una colonia spaziale stabilita da un gruppo di ex terrestri che hanno tagliato tutti i legami con il suo pianeta natale. La ragazza ha sempre sognato di questa Terra che non ha mai visto, e in particolare a Parigi, città scoperta nei libri miracolosamente preservati insieme ad un nome misterioso ed altamente suggestivo: Sauro the handsome!!. E 'quindi ha prontamente accettato di dirigere solo il tubo, una nave in rotta verso la Terra, portando und decina di corpi in letargo: tutte copie di Sauro ricavate con una sorta di frullato gravitazionale del dna del nostro eroe.
      Ma le immersioni, sempre più frequenti, di Kârinh nelle sue fantasie della città non interferiscono con la realizzazione della sua missione? E, soprattutto, una volta legato(?), la Città della Luce del XXII secolo, incontrerà le sue visioni?

      Elimina
    6. Quindi, se qualcuno ha letto questo "Ritorno a Parigi" pubblicato anche in italiano da Alessandro editore l'anno scorso ( mi pare) che mi puà dire di questa storia che è prevista in due tomi, quindi per ora a mezza via.E dei disegni che ne pensate??

      Elimina
    7. Tanto per effettuare una piccola diversione da Balboa un poco scassa zebedei ( scusa Sauro, in questi ultimi giorni ho sofferto parecchio, quindi chiedoperdono per lo sfogo):

      Elimina
    8. Era ora che tornassi, Tomaso!

      Ancora un po' e ti mandavo a cercare.

      Elimina
  19. Beh, io pesco lontano: getterei l'amo nel 1939/40, quando Ray Moore disegnava Diana Palmer- ma anche le altre ragazze che erano quasi tutte cattive non erano male come fisico-. Ma anche Pagan Lee, la dark lady del primo Kirby di Raymond aveva un volto interessante.
    Da questo punto di vista io sono stato penalizzato dalla lettura del Vittorioso, dove le fanciulle erano poche e timoratissime di Dio, super vestite e disegnate in posizione tale che non risaltassero le eventuali procacità.
    Però anni dopo, a dir il vero, Vittorio Giardino ha disegnato ad un certo punto delle donne dotate di un malizioso sex appeal, ma per me ora come ora a che mi servirebbero??

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se quelle vamp non ti servono, passamele pure.

      Io da bambino avevo preso una sbandata per Satanik.

      Leggendo il post che ho scritto su di lei si capisce che l'ho tanto amata, anche se sul finire mi ha deluso rammollendosi.

      Elimina
  20. Scomparso il primo commento!!! Peste colga internet e tutti coloro che non brindano con me!!!
    Comunque ora vado in biblioteca a rileggermi di Schuiten e Peeters "Rivedere Parigi".
    A risentirci.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In biblioteca (immagino comunale)?
      Tenete fumetti in biblioteca da voi? Siete avanti di 100 anni.
      Qui niente fumetti in biblioteca, ma in compenso un extraipermegagalattico (che neanche Schuiten) MUSEO INTERNAZIONALE scritto tutto maiuscolo e regolarmente CHIUSO "per lavori".

      Elimina
    2. Anche dalle mie parti le biblioteche sono molto ben fornite per quel che riguarda il settore fumetti.
      A Lucca avete altre priorità: principalmente, l'offerta di una sistemazione in zona mura o poco distante per la fine di ottobre (rimango in attesa, J_D ;) )

      Elimina
    3. Si, la biblioteca comunale "Delfini" ha una vasta scelta di fumetti da leggere, da quelli che escono attualmente in edicola a quelli che invece si trovano solo in fumetteria; inoltre ha un reparto dedicato ai saggi sui fumetti molto ben fornito, però solo edizioni italiane, con qualche eccezione dovuta a mie vecchie richieste che furono accolte.
      Anche "Rivedere Parigi, questo albo edito in italiano da "Alessandro" di Bologna c'è in seguito ad una mia richiesta: questa mattina però era in prestito.La signorina addetta alle richieste dei lettori ha gentilmente mandato richiesta ai suoi capi di un altro acquisto, due copie meglio che one!!

      Elimina
    4. La vecchia produzione BD di Schuiten/Peeters, anni 80/90, è invece relegata nell'archivio automatizzato, manovrabile solo dagli addetti ai lavori.Io questa mattina ho richiesto in visione un albo ( dieci minuti di attesa) per vedere se mi ricordavo bene: infatti la storia del 1983 ha le caratteristiche di certi fumetti franco/belgi dell'epoca, ossia lentezza della narrazione e un certo nonsense allora non voluto ma che ora come ora mi disturba non poco. Ehh, il tempo passa, il modo di vedere e "sentire" cambia.

      Elimina
    5. Luca, io ci ho provato, ma per ora...

      Ti consiglierei di NON aspettare la mia imbeccata.
      Guarda, forse sono un'ingenuo, ma devo dire che io stesso mi sono stupito di sentire... certe cifre! :(

      Elimina
    6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    7. E' venuta male la faccina. :-( Ora si capisce, no?

      Elimina
  21. Ma ragazzi, ma stiamo scherzando?

    Ditemi dove abitate che faccio il cambio di residenza.
    Fumetti in biblioteca comunale? Albi francesi costosissimi in prestito?
    E vogliono farmi credere di vivere nella capitale italiana del fumetto? Mavaffancosplay.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io abito nel comune di Staranzano (7000 abitanti o giù di lì) dove in biblioteca hanno sempre avuto roba inerente ai fumetti: Pompeo di Pazienza l'ho letto per la prima volta in prestito da lì all'inizio delle superiori, per dire, e tengono materiale come il Mauretania che era stato presentato nella stessa collana di Stimmate di Mattotti.
      Anche nelle biblioteche del circondario c'è sempre stata una scelta vasta e di qualità (tutto l'Incal del Grifo, per dire) e in particolare Monfalcone ha un angolo lettura interamente dedicato al fumetto. Non so se a seguito di contatti preferenziali che la fumetteria locale ha col Comune, ma intanto c'è.
      Anzi, a me pare strano che a in una biblioteca di Lucca (ma anche di qualsiasi altra cittadina) non ci sia una sezione fumetto: sicuro di aver visto bene?

      Elimina
    2. Ah, sicurissimo, alla Comunale ci ho lavorato 8 anni come catalogatore, (2002-2010)e la maggior parte di quel che hanno l'ho catalogato io.
      Al netto di alcune donazioni estemporanee, nada.

      Elimina
  22. Ma, che dire delle biblioteche senza la sezione fumetti e/o saggi sui fumetti e sprovviste anche di riviste sui fumetti?
    Qui alla modenese "Delfini" - che al secondo piano ospita perdipiù "il museo delle figurine" e spesso mostre sui vari aspetti dell'immagine disegnata, si trovano regolarmente "Fumo di china", Scuola di fumetto" e "Fumetto" ANAFI.Inoltre c'è l'adesione totale e completa alla linea Bonelli: quindi io mi aggiorno senza sborsare uno scellino, a meno che un "Martin Mystere" non mi piaccia moooltissssimo sia per i disegni( ad esempio Alessandrini oppure Filippucci[ che secondo me non è un manierista nella scia del prima citato disegnatore, come qualche adepto alla famosa setta degli Assassini scrisse tempo fa]) che per i testi.Come disegnatore mi piaceva molto il compianto Bagnoli ( a parte le ultimissime storie forse disegnate dal suo gatto), che io ho seguito dai primi albetti di "Saetta" che uscivano nel 1943, poi per una storia che lessi e rilessi ma che pure non ricordo più, cioè "Il fiore inaccessibile", titolo che non ha senso metaforico come qualche maniaco dela filomena potrebbe pensare.Tutto materiale perso per cause belliche.Invece ho ancora i "Topolino" giornale del 1946 con la sua storia a puntate "Sunda e Upasunda", intrigo salgariano disegnato con rimandi raymondiani!!!Poi, qui alla deliziosa "Delfini", si possono trovare tutte le ristampe "Comic Art", albi e giornali: l'altrimenti introvabile "Audace", "Paperino", ecc,ecc.
    Nessuno li richiede mai, a parte un tizio segaligno dall'aspetto sinistro di strangolatore indù con tanto di barba e un berretto che con un poco di fantasia si potrebbe scambiare per un turbante: le fanciulle impiegate alla delfini sono sempre gentili con me e tendendo l'orecchio ho spesso percepito la frase:" c'è "quello" dei fumetti!! ". Ho certamente un posto nel loro Immaginario.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hah! Voglio anch'io un posto nel loro immaginario!
      Mi sto divertendo a vedere il catalogo della Delfini in SeBiNa.

      SE digito in ricerca libera "fumetti", mi appaiono 6992 record bibliografici.
      Se digito la stessa parola nell'Opac SeBiNa di Lucca PER TUTTE LE BIBLIOTECHE del polo provinciale mi appaiono 1671 record! Alla comunale, 424 (che comprendono vignette satiriche, saggi sul fumetto, pubblicazioni donate da lucca comics, manuali farlocchi in triplice copia su come disegnare scritti da laidi personaggi locali, e Geronimi Stilton et similia).
      E tutti gli albi cartonati di Asterix che qualche sant'uomo ha donato alla sezione ragazzi!
      Qualche anno fa c'erano anche Scuola di fumetto e Linus, me lo ricordo. Li hanno comprati dal 2008 al 2012 a quanto pare. Poi si sono rotti di comprarli, si vede.
      Giusto per farvi capire la fortuna che avete.

      Elimina
  23. Sauro,
    non me la sento di leggere le tavole di Balboa...
    quando uscii non lo comprai sentendo che era un avvocato
    e con la pistola poi.
    mi sembra che devo averne letto una storia ma ho visto sul computer ma nonostante mi sembri di averne preso qualcuno nell'usato, on ne vedo traccia.

    posto più che altro per farti una domanda...
    sulla vicenda del cambio di grafica della copertina;
    avevo sentito un'altra storia dieto a ciò
    ma visto che la fonte fù la stessa che "rivelava" quell'accordo di "diabolik"
    e che non intendo più raccontare visto che nessuno ne sa niente
    non so quanto sia attendibile
    e quindi no dico cosa disse
    dico solo: ma l'editore ebbe delle noie per la troppa somiglianza con gli albi bonelli?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leggila, scommetto che ti piace.

      Riguardo quello che è successo devi credere a me, visto che ero presente: le noie le ho avute solo io!

      E ora dimmi quello che ha detto il tuo amico, sono curioso. Inoltre protrei confermare o smentire.

      Elimina
    2. Sì, mettere in copertina un avvocato che punta la pistola non è molto realistico.

      Io, se non ricordo male, evitai di farlo sparare: in questo numero usa l'arma di un assistente, il quale gli dice che non è bravo come tiratore.

      Elimina
    3. qualcosa trapelava dal mio post.
      quello (amico parola grossa e ormai inflazionata)
      disse che Bonelli fece una causa legale
      ...
      infatti, (come i cosmo adesso) sembravano fatti per far credere al lettore che fossero bonelli
      la copertina poi, come hai detto su tu, sembrava un Nick Raider,
      la II di cp aveva pure la grafica bonelliana.
      e quindi alla fine Balboa dovette cambiare look

      non ricordo altro
      e non penso che se la siano presa con te per qualcosa che riguardava il grafico.
      .
      p.s. una cosa sui bonellidi:
      qualcosa l'hai già detta tu,
      io detesto che TUTTI i loro personaggi si piangano addosso!
      tutti sono fatti con lo stesso canovaccio!
      tutti sono senza barba... peli sul viso!
      solo alle "spalle" è permesso averne;
      non so se quella dei peli è una regola bonelliaa o se inconsciamente, autori e editore creano personaggi "ermafrofili"
      che piacciano sia a uomini che donne
      ... sessualmente
      un uomo senza barba potrebbe stimolare il lato lesbico delle donne,
      un uomo machio quello omo degli uomini
      se poi avesse anche i capelli lunghi
      che accoppiata!
      e non faccio "nomi" (non bonellidi però) per lasciar stare i "santi"
      .
      inoltre tutti prima o poi sono indagati
      e blablabla
      insomma, in tutti ho notato la stessa scaletta!
      se poi aggiungiamo che non gli interessa la coerenza
      alla fine ci si può aspettare che il lettore svii!
      un tempo dicevo (un 15 anni fa) che bonelli avrebbe potuto pubblicare qualsiasi cosa perché il lettore li comprerebbe a occhi chiusi dato il nome
      ma oggi vedendo il continuo declino
      cominciato con le prime "miniserie"
      o chiamate tali.

      Elimina
  24. ho appena finito di leggere la storia
    parto con le buone:
    storia interessante e con varie denunce sociali,
    penso intenzionali;
    con, specie nel Balboa adulto, sottili allusioni e battute non forzate,
    per intenderci non come quelle invadenti dei Cico story dove le ficcavano a forza.
    poi c'è una massima o, che non ricordo, avrei dovuto prendere appunti, che mi ha colpito per sensibilità.

    e ora le note dolenti;
    on so se sono io
    ma ci sono un sacco di disturbi alla lettura;
    spesso si "inciampa"
    si sbaglia sequenza dei balloon
    quello (-i) sotto la vignetta ma che appartiene a quella accanto
    tipo quello a pagina 17
    io leggo :-signora sta bene?
    poi, dato che si trovano sulla stessa altezza,
    :- "i preparativi"?... vuol dire che on.....
    poi :- che ti piglia... ...
    e solo ora leggo:- certo, soldatino... ...

    inoltre troppe vignette lenticolari
    che secondo me andrebbero usate solo per scene particolari da focalizzare con più attenzione
    e...
    altro balloon fuori posto
    a pg 33 dove "coprendo", INVADENDO la vignetta di sopra
    le lega insieme in una sorta di continuità
    portando l'occhio a leggerlo prima del dovuto


    e... ti deve essere "sfuggita" una censura
    (o un errore del disegnatore?)
    a pg 83;
    a pg 82 il rapinatore si sta facendo fare un po m pi no
    ma poi a pg 83 ha la patta chiusa!

    ... disdicevole la "sentenza" di Balboa:
    a pg 128
    :- o tutta colpa tua povero, indifeso, dick!
    e a pg 130
    :- io credo che in ogni esperienza ci sia da imparare, se ci facciamo travolgere dal peso del nostro passato è finita!

    fa presto a parlare lui col suo tipo di lavoro
    sono il "gregge" che hanno problemi a trovare lavoro tornando dal Vietnam.
    la qual cosa è poco chiara:
    un paese come gli US
    dove le armi fanno parte della loro vita
    prendersela con dei soldati
    che sono stati obbligati ad andare in guerra!
    o le armi si possono usare solo per bullismo?
    per sparare al prossimo per il proprio divertimento?
    mentre quando le si usa dietro ordine si è delle bestie?

    RispondiElimina
  25. Sì, il disegnatore mette spesso le nuvolette in posti strani rendendo la lettura disagevole.

    Nella storia mostro il destino analogo del sergente prepotente e del soldato debole, entrambi hanno degli incidenti che aumentano ulteriormente i loro "difetti".

    RispondiElimina
  26. Ricordavo questa storia di Balboa, come ricordo con piacere Balboa stesso. Era veramente un personaggio "scanzonato" e "leggero" pure quando parlava di orrori e squallore umano ad altissimi livelli. IL Vietnam poi si è sempre prestato a questo tipo di racconti anche se oggi forse è stato pure superato dalle "nuove guerre". Avevo perso di vista Sauro Pennacchioli, ma dopo il recente post su Moore Miller - divertente e suggestivo pure se non condivido il 100% delle sue implicazioni - son contento di averlo "ritrovato". Credo che diventerò un "seguace" di questo Blog. Ad Maiora.

    RispondiElimina
  27. Devo dire che le copertine di balboa mi hanno sempre intrigato in edicola, ma ho sempre resistito alla tentazione di comprarne una copia.. mentre invece di nick raider e Nathan Never, sull'onda emotiva del rinascimento fumettistico, e del boom di Sclavi, qualche copia entusiasticamente comprai. Ho un vago ricordo anche di un acquisto di lazarus Leed. evidentemente balboa, da non confondere con il deodorante Bilboa, è veramente un nome troppo truzzo

    RispondiElimina